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CARDITO. Cirillo pensa al futuro mentre Raucci vale commissariare Barra sulle scelte locali

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CARDITO – La maggioranza del sindaco Giuseppe Cirillo gode di ottima salute, amministra il paese a ranghi compatti e cerca di proiettarsi nel futuro. Hanno liste pronte, consenso. Una squadra collaudata che punterà alla continuità attraverso una schiacciante vittoria delle prossime Amministrative.

Giuseppe Cirillo, come tutti sanno, dopo 12 anni di mandato, non potrà per legge ricandidarsi. Ed è proiettato su scenari superiori. Molto dipenderà dalla componente guidata dal leader Mario Casillo. Cirillo se dovesse essere chiamato ad una candidatura in vista delle Regionali di ottobre, dovrebbe dimettersi da sindaco come legge prevede. Uno scenario che appare inverosimile perché significherebbe far commissariare il Comune e soprattutto lasciare il posto di vicepresidente della Città metropolitana. E Casillo non lo vuole. Manfredi non vuole. Ecco allora che si profila un’altra soluzione. Cirillo resta in carica portando il Comune a scadenza naturale (2026), resta in carica pure da vicepresidente della Città metropolitana di Napoli e a Cardito si occuperà di dare forza e credibilità al nuovo progetto con le sue liste.

Il candidato a sindaco lo sceglieranno insieme sapendo di non avere rivali. Coalizione di centrosinistra più le civiche di maggioranza e il Movimento Cinque Stelle. Cirillo a fare da garante del progetto anche da candidato al civico consesso, in modo che la sua sicura elezione in aula a Cardito gli consentirà di restare in carica a Città metropolitana.

In questo contesto, si inseriscono piccoli dettagli. Innanzitutto la posizione di Europa verde del consigliere Luigi Iorio, entrato in aula al posto del dimissionario Marco Mazza. Cirillo, per una questione politica, avrebbe piacere a stringere un’alleanza con i verdi proprio per unire il centrosinistra sotto un’unica bandiera. Porte chiuse a Forza Italia di Giovanni Aprovidolo e Giuseppe Mirone che, questa volta, dovranno organizzare un partito e una coalizione di centrodestra totalmente assente sul territorio.

Infine, resta nel limbo il gruppo di Peppe Barra. In questi anni, quello che era il gruppo più forte elettoralmente parlando di Cardito, a causa dell’ambizione di Nunzio Raucci a fare il candidato a sindaco, ha dovuto mettere in campo una strategia suicida. Perdita delle elezioni e anche quando hanno vinto, sostenendo Cirillo, il sindaco che avevano sfiduciato sempre col patto di investire su Raucci come successore, hanno trasformato sempre per lo stesso motivo la vittoria in una sconfitta, passando dopo le elezioni all’opposizione.

Un corto circuito che è servito, si spera, come lezione. La situazione è intrigata. Il leader del gruppo Peppe Barra si candiderà alle prossime regionali e punterà alla “scalata”. E in chiave locale, Barra vorrebbe dialogare proprio con Cirillo rispetto alla scelta del nuovo candidato a sindaco e riportare il suo gruppo alla vittoria. Raucci ha un’idea diversa. Candidarsi a sindaco con chiunque basti che gli riconoscano la leadership. Ripetendo il copione che ha isolato il gruppo barriano per dodici lunghi anni. Destra, sinistra, cirilliani, anticirilliani, non fa differenza. Vuole coronare un sogno che insegue da sempre. E a chi gli chiede di Peppe Barra, Raucci risponde: “È un problema mio”.

Spiegando che quel gruppo a lui come candidato a sindaco e bisogna solo preoccuparsi di costruire una coalizione. Piccolo dettaglio, la coalizione non c’è stata, non c’è e non ci sarà mai. In queste condizioni Raucci davvero sarà in grado a Cardito di commissariare Barra trovando ancora candidati barriani disposti a sacrificarsi nelle liste perdenti per garantire giusto due seggi a lui e ad Andreina Raucci? L’unica strada per restituire vigore a quel gruppo è riportarlo al governo. Proprio come ha spiegato il leader Barra ai suoi fedelissimi.

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