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Torno a parlare di politica a Cardito: la successione a Cirillo non è una questione di nomi

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CARDITO – Il dodicennio Cirillo si avvia alla fine ed è naturale che si inizi a parlare di successione. Il sindaco uscente – se c’è volontà di tornare a discutere di politica – ha un merito e un demerito, entrambi emersi durante il suo mandato: è riuscito a crearsi il contesto migliore per amministrare, fatto di silenzio totale e di un’opposizione sterile; lo stesso merito si trasforma poi in demerito quando si prende atto che l’appiattimento su Cirillo ha azzerato la politica.

Cosa ha prodotto questo azzeramento in chiave successione? Induce tutti a parlare di nomi, prendendo in considerazione solo le ambizioni personali. Nessuna traccia di un progetto politico alternativo. Di valori alternativi. Di obiettivi diversi. Come se fossero tutti partoriti dalla stessa logica e litigano per capire chi deve proseguire lo stesso percorso, con pregi e difetti di Cirillo, o candidarsi per fare addirittura peggio. Questo emerge.

Bova, Aprovidolo, Raucci. Nomi da bruciare che politicamente non esprimono nulla. Né un progetto, né possono contare su un’opposizione che abbia aggregato e partorito sui contenuti un’alternativa, né hanno fatto battaglie in questi anni su temi seri come ad esempio le Politiche sociali e la gestione dell’Ambito.

Eppure era semplicissimo. O per scelta, o per incapacità oppure chissà per cosa, sono rimasti in silenzio. E quindi sul tavolo possono presentarsi solo con l’ambizione personale del “Voglio fare il sindaco”. E proprio questa ambizione costante ed insistente soprattutto di Raucci ha rappresentato negli anni il migliore alleato di Cirillo. Su quella ambizione personale dell’esponente del gruppo di Peppe Barra, il sindaco Cirillo ha costruito tre vittorie elettorali a Cardito ed è riuscito ad affermarsi in Città metropolitana.

E allora il futuro è davvero tutto da costruire. In maggioranza e all’opposizione. Nel primo caso, un imprinting forte c’è: nella coalizione di governo sono tutti “Cirillo dipendenti”, tranne il presidente del Consiglio, Antonio Giangrande. Quindi, il sindaco uscente porterà tutti alla fine, indicherà il nome del successore, comporrà le liste, ricandiderà tutti gli uscenti, farà una lista, si ricandiderà pure lui al civico consesso perché l’elezione diventa fondamentale per restare in carica a Città metropolitana, sarà il più votato del paese al civico consesso e probabilmente vincerà pure le elezioni. Soprattutto se di fronte ci saranno gli attuali interpreti dell’opposizione sterile di questi anni. Resteranno, come storia racconta, da soli. Costituendo un “tappo” anche per professionisti di contenuto che, al contrario, rappresentano e potrebbero rappresentare la vera svolta per questo paese. Al momento, però, non ci sono segnali in tal senso. Il “tappo” resiste nella conservazione delle sedie destinate alla minoranza. Contenti loro, contenti tutti.

Come uscire dalle sabbie mobili? Semplice. Togliere dal tavolo le ambizioni personali, prendere coscienza delle reali potenzialità dei singoli e anche dei limiti rispetto a certe ambizioni, creando le condizioni affinché i professionisti di Cardito possano tornare in campo. Quelli bravi già visti all’opera e “new entry” di grande qualità. Poi c’è la strada di tutte le strade: qualsiasi cosa si voglia costruire di ambizioso in alternativa alla coalizione dell’attuale maggioranza, non può prescindere da Peppe Barra. Chi pensa di farne a meno, continua inconsapevole al suo isolamento sistemico e sistematico.

In sintesi. Giuseppe Cirillo ha lavorato bene. E lo dimostra il fatto che in dodici anni nessuno è risuscito nemmeno a scalfirlo. Persino la sfiducia subita si trasformò in un punto a favore per l’attuale sindaco, dovuto al fatto che proprio Raucci lo sfiduciò e poi alle lezioni seguenti lo sostenne. Cose dell’altro mondo. Dimostrando una incoerenza e una inaffidabilità capace di allontanare tanti attori dal campo. L’avrà fatto anche in buona fede, magari in modo inconsapevole ma sono ferite e scelte che non si dimenticano. E in politica, come in tutti i settori, gli errori e gli orrori hanno un prezzo. E i prezzi si pagano. Vale per tutti e non solo per gli altri!

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