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Inchieste

Roma, Pietro Orlandi convocato in Procura dal Pm che indaga sulla scomparsa di Emanuela

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La Procura di Roma ha convocato Pietro Orlandi come persona informata sui fatti, per quanto concerne l’indagine sulla sorella Emanuela, scomparsa a Roma il 22 giugno del 1983.

In particolare Orlandi è stato ascoltato dal Pm Stefano Luciani, titolare dell’inchiesta aperta a piazzale Clodio nel 2023. Ecco le dichiarazioni di Orlandi:

“La convocazione in Procura è stata in fondo un incontro positivo. Non conoscevo personalmente il dottor Luciani ma sa il fatto suo e mi ha dato un’ottima impressione, stanno lavorando seriamente e in maniera minuziosa. Ultimamente sono stato molto critico anche verso la Procura e oggi, per certi versi, mi sono dovuto ricredere. Penso che il lavoro della Procura e della Commissione ci aiuterà a fare passi avanti verso la verità. Sono fiducioso, ora l’importante sarà l’audizione del 18 luglio in Commissione del dottor Giancarlo Capaldo”.

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Crollo alla Vela Celeste, rischio processo per i nove indagati

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Nelle prossime ore saranno notificati agli indagati della Squadra Mobile di Napoli, gli avvisi di conclusione delle indagini relative al crollo della Vela Celeste di Scampia, che provocò la morte di tre persone.

In particolare, tra gli indagati figurano nove tra dirigenti ed ex dirigenti del Comune di Napoli, che sono ora a rischio processo, poiché ritenuti al centro dell’inchiesta. Secondo i Pm titolari del fascicolo, venne trascurata la manutenzione e sottovalutati i pericoli malgrado un’ordinanza di sgombero sindacale emessa il 12 ottobre 2015.

A perdere la vita nel crollo del 20 luglio 2024 furono Roberto Abbruzzo, Margherita Della Ragione e Patrizia Della Ragione. I reati a carico degli indagati sono crollo colposo, omicidio plurimo colposo e lesioni colpose.

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Inchieste

Blitz antimafia, arrestato l’ex presidente della Provincia di Salerno Alfieri

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Blitz antimafia nell’ambito dell’inchiesta sullo scambio politico-mafioso tra Campania e Abruzzo, nel quale è stato tratto in arresto anche l’ex presidente della Provincia di Salerno nonché ex sindaco di Capaccio Paestum, Franco Alfieri.

L’uomo è stato arrestato insieme ad altri nove soggetti, dopo che era già finito in manette lo scorso 3 ottobre nell’ambito di un’inchiesta su appalti truccati quando ricopriva le suddette cariche, circostanze che lo spinsero alle dimissioni a seguito delle quali ottenne i domiciliari.

Pertanto le accuse a carico di Alfieri e degli altri arrestati sono per i reati di scambio elettorale politico-mafioso, tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso, detenzione, porto e cessione di armi da guerra e comuni da sparo e favoreggiamento personale.

In particolare le indagini, durate circa due anni, hanno riguardato la ricostruzione dei rapporti tra il sindaco dimissionario di Capaccio Paestum, Francesco Alfieri, e il pregiudicato capaccese Roberto Squecco, condannato in via definitiva per associazione a delinquere di tipo mafioso, in quanto ritenuto esponente dell’ala imprenditoriale del clan Marandino di Capaccio-Paestum.

I fatti riguardano la candidatura a sindaco dello stesso Alfieri nel giugno 2019, che coinvolge da vicino anche la moglie di Squecco, Stefania Nobili, che all’epoca ricopriva la carica di Consigliere comunale a Capaccio Paestum.

Tuttavia, grazie al materiale investigativo raccolto, è stato possibile ipotizzare un patto elettorale politico-mafioso fra Squecco, Stefania Nobili e lo stesso Alfieri, relativo alla raccolta di voti in favore del politico in occasione delle competizioni elettorali amministrative del Comune di Capaccio del 2019 in cambio del mantenimento del Lido Kennedy nella disponibilità di Roberto Squecco, anche tramite prestanome.

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Inchieste

Ecobonus e bonus facciate, sequestro da 7,5 milioni: nei guai tre imprenditori

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Maxi operazione della Guardia di Finanza di Salerno, che ha eseguito un sequestro preventivo di 7,5 milioni di euro nei confronti di una società, con l’accusa di frode fiscale.

Contestualmente, tre persone che rivestivano ruoli apicali all’interno della stessa sono state denunciate per truffa aggravata ai danni dello Stato. Infatti le indagini hanno consentito di individuare crediti fiscali inesistenti generati da lavori edilizi mai eseguiti, connessi ai bonus facciate ed ecobonus.

Inoltre, circa 500mila euro del totale sono risultati estinti, in quanto già utilizzati per le compensazioni: saranno recuperati attraverso la tassazione dell’Agenzia delle Entrate.

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