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Cronaca

Sanità, riducevano le liste d’attesa in cambio di denaro: arrestati medico e infermiera

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Percepivano soldi per ridurre le liste d’attesa, ma alla fine sono stati scoperti. Si tratta di un medico e di un’infermiera raggiunti questa mattina da un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari su ordine della magistratura di Trani.

In particolare, essi sono accusati dei reati di concussione, peculato e truffa aggravata ai danni dello Stato. I due operavano presso la struttura ospedaliera Pta, collocato nell’ex ospedale San Nicola il Pellegrino.

Pertanto, le indagini effettuate tra febbraio e marzo 2023, hanno consentito di scoprire che il medico e l’infermiera facevano saltare la fila a pazienti comunque bisognosi, ma soltanto dietro un pagamento in denaro. Questo poteva accadere per una distorta interpretazione dell’appropriatezza, in virtù della quale un dirigente medico responsabile di un reparto ospedaliero, può gestire direttamente le liste d’attesa in caso di comprovate esigenze mediche.

Gli incontri avvenivano nello studio del medico, dove avveniva l’accordo, che prevedeva una prestazione rapida in cambio di 100-150 euro che finivano direttamente nelle tasche dei due sanitari.

Tuttavia, le indagini hanno accertato almeno 30 casi del genere, che recavano danno sia sotto il profilo economico, poiché nessun ticket veniva pagato e i macchinari venivano comunque impiegati per attività privatistiche, sia sul piano dell’assistenza ai pazienti perché le liste d’attesa ordinarie si allungavano.

Inoltre, vi erano anche dei pazienti privilegiati, ossia amici e parenti dei due che effettuavano accertamenti diagnostici gratuitamente con ulteriore danno all’erario. Infine, il medico veniva coperto dall’infermiera quando ometteva di presentarsi in reparto attestando falsamente la sua presenza all’interno della struttura ospedaliera, quando in realtà era da tutt’altra parte.

Cronaca

Tamponamento a via Marina: automobilisti coinvolti soccorsi da Francesco Emilio Borrelli

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Incidente intorno alle 14.00 di oggi all’esterno della sede Regionale di Palazzo Armieri a via Marina pochi metri dopo lo svincolo di via Duomo in direzione centro città.

Fortunatamente solo danni alle vetture e qualche escoriazione per gli automobilisti coinvolti; situazione che ha comunque necessitato dell’intervento dei soccorsi sanitari arrivati sul posto circa mezz’ora dopo.

Soccorritore d’eccezione, il deputato Francesco Emilio Borrelli che si trovava casualmente sul posto mentre era intento a documentare alcuni fenomeni di degrado urbano nell’area circostante. Subito dopo il tamponamento a catena Borrelli è intervenuto in soccorso di una delle vittime coinvolte nell’incidente chiamando i soccorsi.

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Cronaca

Napoli: due giovani tentano la fuga, poi feriscono un carabinieri

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I carabinieri della stazione di San Pietro a Patierno hanno arrestato un 23enne denunciato un 18enne per resistenza a pubblico ufficiale.

I due, a bordo di motocicli privi di targa, percorrevano via Caserta al Bravo ad alta velocità quando, alla vista dei militari, hanno ignorato l’alt e si sono dati alla fuga. L’inseguimento è proseguito fino a via Paternum, dove uno dei due ha urtato con il proprio mezzo lo sportello dell’auto di servizio, ferendo alla mano un carabiniere.

I due, a bordo di motocicli privi di targa, percorrevano via Caserta al Bravo ad alta velocità quando, alla vista dei militari, hanno ignorato l’alt e si sono dati alla fuga. L’inseguimento è proseguito fino a via Paternum, dove uno dei due ha urtato con il proprio mezzo lo sportello dell’auto di servizio, ferendo alla mano un carabiniere.

Grazie al supporto di altre pattuglie, i due sono stati bloccati in via dei Reggiolari. Il carabiniere ferito ha riportato una contusione giudicata guaribile in cinque giorni, mentre il veicolo di servizio ha subito danni allo sportello. L’arrestato è stato posto ai domiciliari in attesa di giudizio, mentre il più giovane è stato denunciato.

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Cronaca

Torre Annunziata, false dichiarazioni: indagati tre Consiglieri in carica e un ex Assessore

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Erano incompatibili per non aver pagato tasse comunali negli anni passati: indagati tre consiglieri in carica e un ex assessore.
Bufera sul Comune di Torre Annunziata, tornato alla gestione ordinaria dopo lo scioglimento per camorra del 2022. Stamattina il Gruppo della Guardia di Finanza di Torre Annunziata ha notificato 4 avvisi di conclusione delle indagini preliminari emessi dalla Procura oplontina nei confronti di altrettanti politici indagati, nella loro qualità di consiglieri e assessori, per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri.

Gli indagati sono l’ex assessore Gianfranco Scafa – che si è dimesso lo scorso novembre – e i consiglieri Raffaella Celone, Maria Di Maio e Raffaele De Stefano, quest’ultimo di opposizione. Tutti rischiano ora di finire a processo e potranno difendersi dalle accuse contestate nei loro confronti. 

In particolare – si legge in una nota a firma del procuratore Nunzio Fragliasso – all’esito di indagini delegate alle Fiamme Gialle oplontine e coordinate dalla Procura di Torre Annunziata, è emerso che nel luglio-agosto 2024 tre consiglieri comunali tuttora in carica e un assessore, quest’ultimo successivamente dimessosi, hanno presentato al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza di Palazzo Criscuilo una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà in cui si attestava falsamente l’insussistenza, a loro carico, delle cause di incompatibilità previste dal Testo Unico delle Leggi sull’Ordinamento degli Enti Locale e, in particolare, di non avere alcun debito liquido ed esigibile per imposte, tasse e tributi verso il Comune e di non essere stato legalmente messo in mora ovvero di non aver ricevuto l’avviso.

In realtà, dalle indagini è risultato che gli indagati, a fronte della loro dichiarazione di non avere alcun debito per imposte, tasse e tributi verso il Comune, sono risultati debitori, a vario titolo, per il mancato versamento di IMU, TARI-TARES e TARSU, per gli anni d’imposta dal 2007 al 2020, per un ammontare complessivo di oltre 36mila euro.

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