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CARDITO. L’uscita dei quattro di FI dalla maggioranza era un processo che andava consumato

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CARDITO – Questione di tempo! Questa è la sintesi giusta che si possa fare a chi da tempo cerca di strumentalizzare attaccando con pochi e futili argomenti l’Amministrazione Cirillo sull’obbrobrio politico che si stava consumando in maggioranza, facendo registrare contestualmente due partiti che ideologicamente e storicamente sono sempre stati agli antipodi, ossia PD e Forza Italia.

La stortura ovviamente non è nata dalla volontà del Sindaco Cirillo ma dalle scelte politiche, seppur legittime, di quattro consiglieri comunali che eletti in diverse liste civiche di sinistra che appoggiavano la candidatura del Sindaco Cirillo, scelgono un altro percorso politico, tradendo di fatto l’elettorato, andandosi a rifugiare sotto l’effige azzurra del partito di Silvio Berlusconi. Ma questa oramai è storia nota all’ombra di Palazzo Mastrilli. Veniamo adesso ai giorni nostri.

Ai quanti volevano strumentalizzare sulla coesistenza in maggioranza dei due partiti PD-FI si può solo rispondere che bisognava che maturassero i processi. La scissione è arrivata in maniera fisiologica, un po’ come avviene all’Università con la selezione naturale di chi porta al termine il proprio percorso di studi, così i quattro consiglieri Giovanni Aprovidolo, Orlando De Simone, Giuseppe Mirone e Andrea Russo hanno scelto il modo e il momento più sbagliato possibile per comunicare alla città la loro volontà di passare all’opposizione e di non condividere più le scelte dell’Amministrazione.

Le motivazioni che danno nel documento redatto e pubblicato ieri a mezzo social – contestualmente all’evento della Festa della Liberazione che l’Amministrazione stava svolgendo all’interno di un altro evento riuscitissimo sul territorio della quattro giorni della 29^ edizione della Sagra delle Fragole e degli Asparagi e dell’avvio della promozione social dell’evento del concerto del primo maggio che vedrà come special guest la band musicale “The Kolors” quando si è registrato, forse, l’apice più alto della popolarità del Sindaco Cirillo e della sua Amministrazione – lasciano il tempo che trovano apparendo come degli stucchevoli e futili tentativi di destabilizzazione atti solo a creare un peso, che nei fatti, i quattro hanno dimostrato di non possedere e passo subito all’illustrazione dei fatti.

I quattro consiglieri nella missiva scrivono che i due assessori Michele Fusco (delega al personale) e Avv. Angela D’Agostino (delega al bilancio) pur confermando al primo cittadino il loro voto favorevole alla proposta di bilancio, chiedevano al Sindaco e ai colleghi di giunta di posticipare l’adozione dell’atto al giorno successivo, al solo fine di approfondirne il contenuto, essendone i proponenti.

Da qui già tutte le stranezze del caso. A cosa serve chiedere un giorno in più di valutazione se già si è dichiarato di voler votare a favore? Ma poi. Chi meglio dell’Assessore al bilancio potrà mai conoscere il bilancio? Perché chiedere di posticipare un giorno? Ma soprattutto. Cosa sarebbe cambiato in un giorno se già si sa che bisogna votarlo?

In realtà quello che sarebbe cambiato in un giorno l’abbiamo scoperto raccogliendo alcune indiscrezioni in esclusiva. Aspettare qualche giorno, voleva dire arrivare ad alcune scadenze burocratiche per le quali si rischiava di finire sotto la scure del sollecito prefettizio e contestualmente diventare causa e soluzione dello stesso problema, con la speranza di aumentare un peso politico che fino ad allora non si possedeva. Un peso che avrebbe consentito loro di continuare a tirare la giacca del Sindaco, ancor di più rispetto a quanto fatto finora.

Siccome il primo cittadino, conquistandosi i galloni sul campo, prima da Sinadco autorevole e poi da vicesindaco metropolitano, non se l’è sentita di subire ulteriori ricatti e siccome il processo di scissione era già stato avviato dagli stessi protagonisti scegliendo di ripararsi sotto l’ala protettiva del cavaliere d’Italia, ha ritenuto opportuno, dopo un serio faccia a faccia con gli assessori in questione, avvertire che visti i tempi ristretti e se non si fossero ravveduti dalle futili motivazioni dichiarate, si sarebbe visto costretto a revocare loro le deleghe per motivi politici. I loro consiglieri di riferimento, evidentemente non ci hanno creduto e la fascia tricolore ha dovuto far proseguire i fatti alle proprie parole.

Alla fine il primo cittadino prende due piccioni con una fava. Si divincola dall’imbarazzo di avere in un’Amministrazione targata centrosinistra una rappresentanza di Forza Italia e relega all’opposizione, scrollandoseli di dosso, quattro consiglieri dediti alle continue richieste.

Ancora una volta il dato politico che si registra è quello di avere a che fare con una classe dirigente personalistica e sprovveduta. Quello che hanno guadagnato i quattro consiglieri con la loro azione politica è un pugno di mosche, con la conseguente perdita dei due assessori mai più riproponibili anche laddove gli stessi consiglieri facessero un’azione di apertura per un nuovo rientro in maggioranza. Michele Fusco e l’Avv. Angela D’Agostino, che secondo regole non scritte della politica, si sarebbero potuti salvare se solo avessero rimesso le loro dimissioni nelle mani del Sindaco che, dichiaratosi già garante politico, avrebbe avuto l’obbligo morale di intavolare una riflessione col partito di appartenenza con il probabile rientro della discussione con tanto di dichiarazioni formali da dare in pasto all’opinione pubblica. Invece no, da puri esperti sprovveduti, hanno voluto alzare un fronte, facendo un affronto alla fascia tricolore perdendo, come si dice in gergo, “a Filippo e il paniere”.

Secondo altre indiscrezioni dell’ultim’ora pare che i quattro siano già pentiti delle scelte fatte e della strategia adottata, e che a tutti i costi vorrebbero ricucire con la maggioranza, anche perché consapevoli che il Bilancio è stato condiviso anche con loro.

Non solo pentiti, in realtà avrebbero già un piano di rientro, sul come accordarsi col Sindaco Cirillo e indicando altri due nomi di assessori, il primo è quello di Pompeo D’Agostino, papà dell’Assessora al bilancio dimissionario, nome questo atto a mantenere in piedi gli accordi pre-elettorali con Andrea Russo e il secondo quello di una donna che sostituirebbe nei fatti Michele Fusco e contestualmente andrebbe a riempire la casella della quota rosa prima occupata proprio dall’ex Assessora D’Agostino. Su questa ipotesi, a quanto pare, ha già fatto sentire la propria voce con i suoi l’ex vicesindaco Michele Fusco che attenendosi agli ordini di scuderia si è visto fuori da tutti i giochi. Vi terremo aggiornati sulla vicenda.

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CARDITO. Cirillo e il deserto

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CARDITO – Cardito. L’intervista al sindaco di Cardito, Giuseppe Cirillo, apre ad una serie di riflessioni che meritano di essere approfondite sul piano politico. Anche per alzare l’asticella del dibattito, troppo appiattita su Cirillo, unico soggetto politico emerso in questi dodici anni, e non per colpa del primo cittadino.

In vista delle prossime elezioni, e quindi di un ciclo nuovo che si dovrà aprire, è necessario già oggi piantare qualche seme che dovrà poi fiorire.

Partiamo da una premessa. Giuseppe Cirillo ha azzerato in questi dodici lunghi anni i vecchi schemi. Cosa significa? Non esistono più divisioni o squadre predefinite, che sanciscono alleanze già precostituite oppure soggetti politici che non possono dialogare al di là dei posizionamenti di questi anni. Uso un termine forte per rendere l’idea: il sindaco è cresciuto politicamente a dismisura. La classe politica locale non è riuscita a stare al suo passo. Anzi, di passi ne ha compiuti ma all’indietro. Ciò ha provocato due elementi: azzeramento del dibattito politico, drastica riduzione dei soggetti politici. In minoranza, alcuni sono partiti da giovani promesse e chiudono l’esperienza nel totale anonimato. In maggioranza singolarmente non esiste nessuno: tutti fedelissimi del primo cittadino. Come detto, un appiattimento su Cirillo così forte che ha azzerato la politica e superato i vecchi schemi.

Adesso, nella costruzione del dopo dodicennio, l’unico che ha dettato la prima ricetta è sempre il capo dell’amministrazione carditese. Punta alla politicizzazione del quadro: centrodestra e centrosinistra. Legittimo, soprattutto per la sua visione di alto profilo maturata pure da vicepresidente della Città metropolitana e quindi ormai abituato ad altri palcoscenici e ad altri livelli rispetto, e lo dico con rispetto e dispiacere, al degrado che caratterizza questi territori.

Questa è una visione del futuro, nella costruzione del futuro, che dovrà tramutarsi in concretezza. E bisogna capire se sarà l’unica in campo come è accaduto in questi 12 anni oppure se ci sarà dell’altro. Non lo può sapere nessuno, almeno in questo momento. E allora proviamo a sviluppare un ragionamento su dati oggettivi e che aiutano la riflessione. Penso che Nunzio Raucci abbia capito che la sua ambizione personale di voler fare il candidato a sindaco nonostante nessuno lo volesse, ha rappresentato negli anni il migliore alleato di Cirillo e della sua scalata.

Quindi, in un contesto dove la politica è stata azzerata, innanzitutto bisogna togliere da mezzo le ambizioni personali. E in un deserto, dove politicamente non è cresciuto nemmeno un fiore e dove il primo cittadino ha azzerato, superato, cancellato, i vecchi schemi, da dove ripartire. C’è chi nel deserto vede solo sabbia e null’altro. E chi, affidandosi ad una visione più ottimista, coglie da quel deserto un’opportunità. Qualsiasi cosa si deve costruire e indipendentemente da chi la deve costruire, si parte da zero. Quindi, sarà molto più semplice. In cosa si tramuta questo contesto? Tutti possono parlare con tutti.

Non ci sono più barriere precostituite da gruppi contrapposti. Per intenderci, il gruppo Barra può tranquillamente ragionare con Cirillo e stabilire un percorso insieme. Le vecchie ruggini tra i protagonisti del dopo Barra sono ormai superate, vecchie, lontane proprio grazie a ciò che ho spiegato in apertura: i vecchi schemi sono stati abbattuti. Il primo passo, quindi, è quello di individuare chi sono i soggetti politici. E, badate bene, c’è una sottile differenza tra consiglieri comunali e soggetti politici. Mi spiego meglio. I soggetti politici sono coloro che riescono ad avere un peso nell’opinione pubblica e sono soggetti aggregatori capaci di mettere in piedi una lista. Due esempi e si torna sempre lì, Giuseppe Cirillo e Peppe Barra. Sono soggetti che storicamente hanno dei gruppi politici e sono in grado di partorire due liste ciascuno.

I candidati nelle liste, per quanto forti, tra chi è rimasto a casa e chi siede in consiglio comunale, vengono un attimino dopo. In maggioranza non ci sono leader autonomi capaci di ragionare sullo stesso piano con il sindaco. Ripeto, sono tutti a seguito di Cirillo e il sindaco dovrà preoccuparsi di comporre liste in grado di garantirli. Saranno ottimi candidati da 300 e 400 voti, ma da qui a trasformarsi in soggetti politici ce ne passa. La stessa cosa vale per l’opposizione. Raucci è un candidato al Consiglio che ti fa la differenza. Ma il soggetto politico che fa le liste resta Giuseppe Barra. Quindi, alla fine di questa esperienza bisognerà comprendere chi saranno i soggetti aggregatori, chi saranno i soggetti politici, quanti ne saranno e quali tavoli si metteranno in piedi.

Cirillo sicuramente dovrà partire dalla sua continuità e dovrà comprendere attorno a lui chi sarà in grado di fare una lista di candidati al consiglio comunale. E lo stesso vale per coloro che aspirano, magari a qualcosa di nuovo. Prima delle ambizioni personali e prima di mettere in piedi tavoli dove siedono soggetti che rappresentano solo se stessi, bisognerà verificare chi farà le liste. I consiglieri uscenti saranno in grado di comporre una lista? Oppure gli uscenti sono da considerare semplici candidati da inserire in qualche lista che magari sarà messa in piedi dai veri soggetti politici che in questi cinque anni sono stati fuori dal civico consesso?

Domande che contengono un ragionamento sottile e magari le possono comprendere solo gli addetti ai lavori. Ma hanno un significato enorme e proprio la mancata risposta, ad oggi, a queste domande, giustifica ciò che sta accadendo. Ad un anno dalle elezioni non c’è ancora un tavolo politico con soggetti riconosciuti per tracciare la continuità di Cirillo; men che meno non c’è un tavolo politico di alternativa. E torniamo al punto di partenza del mio ragionamento: dalle ceneri dei vecchi schemi, dalla sabbia di questo deserto può nascere qualsiasi cosa. E servirà davvero tanto tempo per capire chi ha davvero polvere da sparare e chi, invece, dovrà pensare solo a salvare se stesso in chiave politica.

Ecco perché l’unico che ha avuto l’autorevolezza per provare a parlare di futuro ed a dettare uno schema chiaro, netto, preciso, è stato Peppe Cirillo. Centrosinistra puro, con partiti e civiche, apertura al Movimento Cinque stelle e Europa verde. Ha una traccia incontestabile. Poi si “peserà” la valenza di eventuali soggetti politici che siederanno a quel tavolo oppure si tratterà di un leader indiscusso e tanti candidati al civico consesso.

Tutto il resto è da costruire. E ad oggi oltre le liste di Peppe Barra non si vede nulla all’orizzonte: né soggetti politici uscenti dal civico consesso capaci di fare una lista, né soggetti politici fuori dal Consiglio che si sono fatti avanti come promotori di una lista.

Aprovidolo e Mirone di Forza Italia non sappiamo se la metteranno in piedi. Lo stesso vale per Luigi Iorio. Tutto da verificare. Così come è da verificare se, magari, più avanti, ci sarà qualche ritorno di fiamma di soggetti politici che vengono dal passato e saranno ancora capaci di mettere insieme persone che vogliono candidarsi e partecipare.
Questo spiega perché non esistono al momento tavoli. Non c’è il tavolo della continuità e non esiste il tavolo dell’alternativa. Esiste Peppe Cirillo e nient’altro. Ed è davvero una sconfitta per tutto il resto della classe dirigente. In parte appiattita su Cirillo, in parte espressione solo di ambizioni personali.

Nel deserto è vero che c’è il vantaggio di partire da zero e si può avere anche l’ambizione di costruire Dubai. Nessuno pensava possibile costruire una città avveniristica e moderna proprio nel cuore della sabbia. Eppure, ci sono riusciti. Ma prima di riuscirci c’è stato chi ha avuto la capacità, la competenza e la forza di pensarlo e di renderlo possibile. In questo momento manca proprio questo.

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CARDITO. Il Sindaco Cirillo: “Siamo fieri ed orgogliosi dei risultati raggiunti “

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CARDITO – Da tempo non rilasciava una intervista totalmente dedicata ai temi locali e alla sua Cardito. Una città che l’ha visto protagonista per ventuno anni, i primi dieci da consigliere comunale e Presidente del Consiglio, i secondi da sindaco riconfermato per ben tre volte alla guida del paese, risultando il sindaco più longevo e più votato. Poi, è arrivata anche la scalata prima a consigliere della Città metropolitana, poi a consigliere delegato col sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, e poi a Vicepresidente della Città metropolitana di Napoli, al fianco dell’attuale sindaco Gaetano Manfredi. Ed è solo il primo gradino. Terminata l’esperienza a Cardito, Giuseppe Cirillo sarà proiettato verso traguardi ancora più ambiziosi.

Buongiorno sindaco, nessuna candidatura in Regione quindi?
“È una decisione che spetta alla componente di cui faccio parte. Siamo pronti per affrontare questa sfida insieme al leader e amico Mario Casillo ma i candidati li stiamo decidendo tutti insieme, come abbiamo sempre fatto. Come sempre, io sono a disposizione. Decideremo insieme quale sarà la sintesi migliore per la Regione. Adesso sono concentrato sul lavoro in Città metropolitana e nel mio paese, Cardito”.

Questa intervista riguarda i temi locali. E la ringrazio per aver accettato il nostro invito. Siamo quasi alla fine: i cittadini l’hanno riconfermata alla guida del Comune per ben tre volte facendolo entrare nella storia: sindaco più longevo e sindaco più votato. Un bel riconoscimento, non crede?
“Sono felice e ringrazio tutti i carditesi, e non solo quelli che mi hanno votato, perché insieme siamo una grande comunità ed insieme abbiamo costruito una gran bella storia di buona politica e di buon governo. Io ho avvertito forte il peso dell’enorme fiducia che gli elettori mi hanno sistematicamente concesso ed ho cercato di ripagare con impegno, sacrificio, disponibilità. E penso che i risultati parlino chiaro”.

Ha influito anche la sua elezione in Città metropolitana per garantire finanziamenti, opere pubbliche e riqualificazione del territorio.
“Sicuramente. L’ho detto appena mi candidai alla Città metropolitana: la riduzione agli Enti locali dei trasferimenti statali trasformano i finanziamenti sovracomunali in opportunità irrinunciabili per le amministrazioni dei Comuni. Ed avere un rappresentate del territorio nelle istituzioni sovracomunali rappresenta un enorme valore aggiunto. Ho lavorato tanto per la provincia di Napoli, garantendo ovunque risultati importanti. E Ho lavorato, come sempre, anche per la nostra Cardito”.

Qual è il risultato che più di tutti la riempie di orgoglio? Con sincerità.
“Potrei elencare tante cose realizzate sul piano della riqualificazione e delle opere pubbliche. Ma ci sarà modo e tempo per farlo. Sicuramente se ne devo scegliere una su tutte è la realizzazione del teatro nel quartiere “Slai”. Un’opera avveniristica e moderna, che nessuno pensava possibile e invece l’abbiamo progettata, fatta finanziare e realizzata. Un vero fiore all’occhiello che lasceremo in eredità alle future amministrazione. La sfida sarà di gestirlo bene, tenerlo vivo, affidarlo a professionisti del settore capaci di garantire un cartellone di qualità e di aprire le porte ad eventi culturali e aggregativi. Ogni volto che passo davanti al teatro, lo guardo e mi emoziono perché sarà un segno indelebile del nostro lavoro di questi anni che resterà a vita lì a disposizione della nostra comunità. Vale lo stesso per il Palazzetto dello Sport che ha rappresentato negli ultimi 40 anni il fallimento della politica e che finalmente potrà essere donato alla cittadinanza carditese. Ultimi ma non per ultimi i due asili nido che rappresenteranno un vero e proprio orgoglio per la comunità, dove uno è in fase di completamento mentre un’altro vedrà l’avvio dei lavori proprio la settimana prossima”.

A proposito di eredità: l’anno prossimo si terranno le elezioni Amministrative. State già pensando al futuro?
“Ovviamente si. È necessario organizzare uno schieramento di centrosinistra nella continuità del lavoro amministrativo messo in campo in questi lunghi anni. Partiamo sicuramente avvantaggiati perché i cittadini riconosceranno il buon lavoro svolto e premieranno la nostra coalizione”.

Lei ovviamente parla di centrosinistra: ma punterà a coinvolgere anche il Movimento Cinque stelle ed Europa Verde, quest’ultimo partito rappresentato in Consiglio dal Luigi Iorio, attualmente in minoranza?
“Insieme ai partiti e alle civiche di centrosinistra, che compongono l’attuale maggioranza di governo apriremo un dibattito ampio. Siamo consapevoli della nostra forza e di essere autosufficienti sul piano elettorale ed amministrativo. Lo abbiamo già dimostrato. Ma cercheremo di ampliare la coalizione, e parlo soprattutto per il Partito democratico, ai nostri alleati ormai naturali: il Movimento Cinque stelle ed Europa verde. Puntiamo a coinvolgere tutto il centrosinistra realizzando quel campo largo che vogliamo costruire a tutti i livelli istituzionali. Crediamo in questa formula e proveremo di concretizzarla pure a Cardito. Partendo dal programma, dai temi, dai valori, dalle regole”.

E il candidato a sindaco?
“Lo sceglieremo insieme a tutte le forze della coalizione ed ai consiglieri e agli assessori uscenti. Definita l’alleanza, definito il programma, la squadra esprimerà la migliore sintesi per continuare il lavoro fatto in questi lunghi anni. Il nuovo sindaco erediterà un contesto favorevole e di questo ne siamo tutti orgogliosi”.

Lei ad inizio mandato parlava di “normalizzazione” del paese. Ci è riuscito: zero polemiche strumentali, se non giusto qualcuna che arriva dal centrodestra, e grande attenzione verso la legalità. Soddisfatto anche da questo punto di vista?
“Molto soddisfatto. Rispetto la scelta di chi giustamente ha seguito i propri valori ponendo la prima pietra per riorganizzare il centrodestra in città. Auguro buon lavoro ai protagonisti di questa avventura e posso dire che la presenza del centrodestra a Cardito fornisce ancora maggiore legittimità alla normalizzazione che abbiamo realizzato. Coalizioni diverse che si confrontano sui temi e su un’idea diversa di città e alla fine saranno gli elettori a scegliere. Sulla legalità penso che la mia amministrazione abbia rappresentato e rappresenti un esempio. Le polemiche che arrivano dall’opposizione fanno parte del gioco delle parti ma i risultati e i fatti parlano chiarissimo anche da questo punto di vista. Analizzando cos’è Cardito anche di fronte agli spiacevoli eventi che hanno caratterizzato molti Comuni della provincia di Napoli, siamo fieri ed orgogliosi della valenza etica e morale della classe dirigente che si è affermata con me in questi anni”.

In bocca al lupo sindaco.
“Viva il lupo e grazie per l’opportunità. Spero che Minformo mi accompagnerà ancora verso grandi traguardi che fanno bene innanzitutto a questo territorio che rappresenteremo col solito amore, con la passione di sempre, con impegno e con la massima competenza”.

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CARDITO. Cirillo pensa al futuro mentre Raucci vale commissariare Barra sulle scelte locali

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CARDITO – La maggioranza del sindaco Giuseppe Cirillo gode di ottima salute, amministra il paese a ranghi compatti e cerca di proiettarsi nel futuro. Hanno liste pronte, consenso. Una squadra collaudata che punterà alla continuità attraverso una schiacciante vittoria delle prossime Amministrative.

Giuseppe Cirillo, come tutti sanno, dopo 12 anni di mandato, non potrà per legge ricandidarsi. Ed è proiettato su scenari superiori. Molto dipenderà dalla componente guidata dal leader Mario Casillo. Cirillo se dovesse essere chiamato ad una candidatura in vista delle Regionali di ottobre, dovrebbe dimettersi da sindaco come legge prevede. Uno scenario che appare inverosimile perché significherebbe far commissariare il Comune e soprattutto lasciare il posto di vicepresidente della Città metropolitana. E Casillo non lo vuole. Manfredi non vuole. Ecco allora che si profila un’altra soluzione. Cirillo resta in carica portando il Comune a scadenza naturale (2026), resta in carica pure da vicepresidente della Città metropolitana di Napoli e a Cardito si occuperà di dare forza e credibilità al nuovo progetto con le sue liste.

Il candidato a sindaco lo sceglieranno insieme sapendo di non avere rivali. Coalizione di centrosinistra più le civiche di maggioranza e il Movimento Cinque Stelle. Cirillo a fare da garante del progetto anche da candidato al civico consesso, in modo che la sua sicura elezione in aula a Cardito gli consentirà di restare in carica a Città metropolitana.

In questo contesto, si inseriscono piccoli dettagli. Innanzitutto la posizione di Europa verde del consigliere Luigi Iorio, entrato in aula al posto del dimissionario Marco Mazza. Cirillo, per una questione politica, avrebbe piacere a stringere un’alleanza con i verdi proprio per unire il centrosinistra sotto un’unica bandiera. Porte chiuse a Forza Italia di Giovanni Aprovidolo e Giuseppe Mirone che, questa volta, dovranno organizzare un partito e una coalizione di centrodestra totalmente assente sul territorio.

Infine, resta nel limbo il gruppo di Peppe Barra. In questi anni, quello che era il gruppo più forte elettoralmente parlando di Cardito, a causa dell’ambizione di Nunzio Raucci a fare il candidato a sindaco, ha dovuto mettere in campo una strategia suicida. Perdita delle elezioni e anche quando hanno vinto, sostenendo Cirillo, il sindaco che avevano sfiduciato sempre col patto di investire su Raucci come successore, hanno trasformato sempre per lo stesso motivo la vittoria in una sconfitta, passando dopo le elezioni all’opposizione.

Un corto circuito che è servito, si spera, come lezione. La situazione è intrigata. Il leader del gruppo Peppe Barra si candiderà alle prossime regionali e punterà alla “scalata”. E in chiave locale, Barra vorrebbe dialogare proprio con Cirillo rispetto alla scelta del nuovo candidato a sindaco e riportare il suo gruppo alla vittoria. Raucci ha un’idea diversa. Candidarsi a sindaco con chiunque basti che gli riconoscano la leadership. Ripetendo il copione che ha isolato il gruppo barriano per dodici lunghi anni. Destra, sinistra, cirilliani, anticirilliani, non fa differenza. Vuole coronare un sogno che insegue da sempre. E a chi gli chiede di Peppe Barra, Raucci risponde: “È un problema mio”.

Spiegando che quel gruppo a lui come candidato a sindaco e bisogna solo preoccuparsi di costruire una coalizione. Piccolo dettaglio, la coalizione non c’è stata, non c’è e non ci sarà mai. In queste condizioni Raucci davvero sarà in grado a Cardito di commissariare Barra trovando ancora candidati barriani disposti a sacrificarsi nelle liste perdenti per garantire giusto due seggi a lui e ad Andreina Raucci? L’unica strada per restituire vigore a quel gruppo è riportarlo al governo. Proprio come ha spiegato il leader Barra ai suoi fedelissimi.

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