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“Deve abbandonarlo, ha il cuore spezzato”. Le rinunce di Meghan Markle

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Tutti si sa fanno sacrifici per amore e scendono a compromessi e così anche la Duchessa di Sussex, Meghan Markle, ha dovuto fare qualche rinuncia per amore.

Per lei il principe Harry si è allontanato dalla sua famiglia e ha detto addio al titolo e lei sembra aver ricambiato il favore. Si racconta infatti che l’ex attrice abbia il cuore spezzato perché ha dovuto sacrificare uno dei suoi cani. Si tratta, secondo “The Express“, del meticcio Bogart, che avrebbe una vera antipatia per il marito.

Il cane è uno degli animali che l’ex attrice ha salvato dalla strada e che vivono insieme aiduchi di Sussex nella villa in affitto sulle colline di Beverly Hills.

Quando Meghan si è sposata e si è trasferita nel Regno Unito il vecchio Bogart è rimasto negli Stati Uniti perché non era in grado di sostenere il lungo viaggio. E ora che la coppia e il piccolo Archie hanno traslocato in California i fan erano convinti che Bogart sarebbe tornato a vivere con la sua mamma.

Purtroppo però Bogart e Harry non si sopportano. Meghan adora Bogart, ma al cane Harry proprio non piace. Si è capito quando hanno trascorso del tempo insieme in Canada. E Meghan s’è dovuta arrendere: considerando l’atteggiamento del cane verso suo marito, i due non possono stare sotto lo stesso tetto.

Per Meghan, amante degli animali, è stata una decisione dolorosa. Su di lui aveva raccontato: «È stato il mio primo cane. L’ho preso a Los Angeles, in un rifugio per animali abbandonati. Ero lì e lo guardavo quando entrò Ellen De Generes e mi chiese: “È il tuo cane?”. Le risposi di no, e lei: “Devi prendere quel cane”. Così fu: Lo portai a casa perché me l’aveva detto Ellen». 

Continuano, inoltre, anche le incomprensioni a corte. Com’è noto, infatti, per tradizione e per volere della Regina Elisabetta, i membri della famiglia reale si svegliano, il giorno del loro compleanno, con il suono delle campane di Westminster Abbey.

Hanno suonato lo scorso 19 febbraio per il compleanno del principe Andrea e il 4 agosto dovrebbero suonare per Meghan Markle. Ma non succederà. Se la moglie di Harry ha avuto questo privilegio nel 2018 e nel 2019, in quanto membro senior della royal family, ora che ha deciso di andare a vivere con Harry negli Stati Uniti, dovrà rinunciare ad alcuni privilegi reali, tra i quali anche questo.

Facile per la Regina dire no al festeggiamento per Meghan, i tabloid parlano di una sottile vendetta, ma per il nipote preferito?

Da parte sua, Westminster Abbey ha diramato il seguente comunicato: “Le campane in genere suonano per festeggiare i compleanni dei membri senior della Royal Family. E di quelli che rientrano nella linea di successione al trono: come il Duca e la Duchessa di Cambridge e i loro figli”.

Infatti sono risuonate anche nel periodo del lockdown per Louis, Charlotte e William. Come a gennaio fecero per Kate Middleton e come faranno prestissimo per George, diretto pretendente al trono.

Ma non per Meghan Markle che il 4 agosto 2019 e anche nel 2018, in quanto senior member, si era risvegliata con in regalo il suono delle campane. Resta da vedere cosa succederà il 15 settembre, quando gli anni li compierà Harry. D’altronde, neppure lui, è più senior member della Royal Family…

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A Napoli la celebrazione in memoria dei caduti di tutte le guerre

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Nella solennità di San Francesco di Paola, patrono della “Gente di Mare”, nella omonima Basilica Pontificia di Napoli, in piazza del Plebiscito, a Napoli, si è tenuta la celebrazione in memoria dei caduti di tutte le guerre, di terra, di cielo e del mare.

Numerosa la partecipazione di autorità civili e militari, tra cui il Viceprefetto di Napoli, Dario Annunziata, dell’Ammiraglio Ispettore della Marina Militare Pierpaolo Budri, del presidente dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia di Napoli Antonio Varriale.

È stata deposta una corona in memoria dei caduti a cura dell’Anmi, mentre il Presidente della Delegazione Provinciale dell’Oncsc Alfredo Migliaccio ha ribadito lo spirito di cooperazione tra le componenti associative d’arma, che rendono viva la memoria di chi ha combattuto per garantire la nostra stessa esistenza.

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Effetto dazi sulle Borse mondiali: “rischio di recessione per l’economia mondiale”

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I dazi di Trump “liberano l’America” ma fanno crollare i mercati, da Parigi (-3%) a Wall Street (-2,76%), con il Nasdaq in calo di oltre il 4%.

Milano lascia sul campo il 2,8%. Francoforte il 2%, Londra l’1,43%, favorita da tariffe più leggere rispetto agli altri Paesi, e Madrid l’1,23%. Il crollo del greggio (Wti -7% a 66,67 dollari al barile) e le tariffe commerciali sull’acciaio frenano Tenaris (-8,22%), Saipem (-6,86%), Prysmian (-5,08%), Antofagasta (-7,25%) e Anglo American (-6,44%).

“Le prospettive per l’export e l’impatto diretto e indiretto dei dazi sono un grosso motivo di preoccupazione“. Lo si legge nel resoconto (minute) della riunione della Bce del 5 e 6 marzo, che dà conto anche dei dubbi dei Governatori sul segnale da dare sui tassi d’interesse: i membri del Consiglio direttivo giudicavano “importante” che la comunicazione non dia un segnale in alcuna direzione in vista del meeting di aprile, “tenendo sul tavolo sia un taglio dei tassi che una pausa, in funzione dei dati in arrivo”.


(fonte: Ansa)

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Commercio, sempre più negozi cittadini e centri commericali chiudono con ricadute sull’occupazione

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Sempre più negozi cittadini chiudono con ricadute sull’occupazione.
Se ne apre uno, abbassano la serranda tre, secondo un noto sindacale nazionale di settore.
La crisi è stata acuita ultimamente dalle vendite on-line con consegna a domicilio, di questo passo si rischia che i centri urbani, senza più esercenti, diventino città-dormitori, più brutte, deserte e anche più pericolose.

“Assolutamente sì, è indispensabile un intervento dall’alto per fermare questa deriva che sta arricchendo sempre gli stessi colossi globali e impoverendo le economie locali. In Italia, il commercio fisico è stato lasciato senza strumenti per competere – dice Gaetano Graziano, Vicepresidente dell’associazione dei direttori dei centri commercialiAltri Paesi – continua – hanno capito il rischio e hanno agito: la Francia ha imposto una tassazione sui giganti del web per riequilibrare la concorrenza, la Germania ha investito nel supporto tecnologico ai negozi e il Regno Unito ha ridotto le imposte sugli esercizi commerciali per abbattere i costi di gestione. Nel nostro Paese, invece, non si è fatto nulla di tutto questo, con il risultato che le chiusure aumentano e i centri urbani si svuotano. Senza una strategia nazionale che includa sgravi fiscali, incentivi per la digitalizzazione e una regolamentazione più equa per l’e-commerce, il commercio locale sarà destinato a scomparire, con conseguenze gravissime sul PIL, sull’occupazione e sulla qualità della vita nelle nostre città.”

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