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Brian May, il chitarrista dei Queen, ricoverato d’urgenza

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Brian May, leggendario chitarrista dei Queen, è finito in ospedale a causa di un infarto.

Già famosissimo per il suo gruppo musicale, durante la quarantena da Coronavirus è stato più che mai vicinissimo al suo pubblico, tenendo compagnia ai fan con frequenti video e dirette sui social. Ma è stato proprio tramite questi ultimi che ha annunciato la tragica notizia.

I problemi sono iniziati circa una settimana dopo che gli era stato diagnosticato uno strappo al gluteo. Il dolore era ancora fortissimo così qualcuno ha iniziato a dirgli che non poteva essere un semplice strappo muscolare e si è sottoposto a un’altra risonanza magnetica che gli ha rivelato una compressione al nervo sciatico.

Mentre si trovava in ospedale è arrivato l’attacco cardiaco. Tra i 15 ed i 40 minuti di dolore al petto. L’angiogramma effettuato dopo il malore ha rivelato tre arterie ostruite. May ha spiegato che il suo medico avrebbe consigliato un’operazione ma lui ha preferito un intevento meno invasivo, con l’inserimento di tre stent per liberare le arterie.

L’artista ha rivelato ai suoi fan di essere stato veramente vicino alla morte. In più per lui è stato tutto un forte shock in quanto pienamente convinto di essere una persona sana, con una pressione individiabile e un buon stato di forma fisica. Andava infatti in bici e seguiva una dieta sana.

Scherzando coi fan, su Instagram, Brian May, ha fatto riferimento al famosissimo “Sheer Heart Attack“, l’album il cui titolo si traduce con “Puro attacco di cuore”. Ha così sostenuto di aver sempre pensato che quella fosse un’offesa a chi veramente ha subito un attacco di cuore.

Puro attacco di cuore. Davvero cardiaco, mi sento così inarticolato. Devo sentirmi, devo sentirmi, devi sentirmi come paralizzato“. Ma questa volta a finire paralizzato, e non per amore come lascia intendere il testo della canzone, è stato lui.

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A Napoli la celebrazione in memoria dei caduti di tutte le guerre

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Nella solennità di San Francesco di Paola, patrono della “Gente di Mare”, nella omonima Basilica Pontificia di Napoli, in piazza del Plebiscito, a Napoli, si è tenuta la celebrazione in memoria dei caduti di tutte le guerre, di terra, di cielo e del mare.

Numerosa la partecipazione di autorità civili e militari, tra cui il Viceprefetto di Napoli, Dario Annunziata, dell’Ammiraglio Ispettore della Marina Militare Pierpaolo Budri, del presidente dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia di Napoli Antonio Varriale.

È stata deposta una corona in memoria dei caduti a cura dell’Anmi, mentre il Presidente della Delegazione Provinciale dell’Oncsc Alfredo Migliaccio ha ribadito lo spirito di cooperazione tra le componenti associative d’arma, che rendono viva la memoria di chi ha combattuto per garantire la nostra stessa esistenza.

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Effetto dazi sulle Borse mondiali: “rischio di recessione per l’economia mondiale”

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I dazi di Trump “liberano l’America” ma fanno crollare i mercati, da Parigi (-3%) a Wall Street (-2,76%), con il Nasdaq in calo di oltre il 4%.

Milano lascia sul campo il 2,8%. Francoforte il 2%, Londra l’1,43%, favorita da tariffe più leggere rispetto agli altri Paesi, e Madrid l’1,23%. Il crollo del greggio (Wti -7% a 66,67 dollari al barile) e le tariffe commerciali sull’acciaio frenano Tenaris (-8,22%), Saipem (-6,86%), Prysmian (-5,08%), Antofagasta (-7,25%) e Anglo American (-6,44%).

“Le prospettive per l’export e l’impatto diretto e indiretto dei dazi sono un grosso motivo di preoccupazione“. Lo si legge nel resoconto (minute) della riunione della Bce del 5 e 6 marzo, che dà conto anche dei dubbi dei Governatori sul segnale da dare sui tassi d’interesse: i membri del Consiglio direttivo giudicavano “importante” che la comunicazione non dia un segnale in alcuna direzione in vista del meeting di aprile, “tenendo sul tavolo sia un taglio dei tassi che una pausa, in funzione dei dati in arrivo”.


(fonte: Ansa)

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Commercio, sempre più negozi cittadini e centri commericali chiudono con ricadute sull’occupazione

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Sempre più negozi cittadini chiudono con ricadute sull’occupazione.
Se ne apre uno, abbassano la serranda tre, secondo un noto sindacale nazionale di settore.
La crisi è stata acuita ultimamente dalle vendite on-line con consegna a domicilio, di questo passo si rischia che i centri urbani, senza più esercenti, diventino città-dormitori, più brutte, deserte e anche più pericolose.

“Assolutamente sì, è indispensabile un intervento dall’alto per fermare questa deriva che sta arricchendo sempre gli stessi colossi globali e impoverendo le economie locali. In Italia, il commercio fisico è stato lasciato senza strumenti per competere – dice Gaetano Graziano, Vicepresidente dell’associazione dei direttori dei centri commercialiAltri Paesi – continua – hanno capito il rischio e hanno agito: la Francia ha imposto una tassazione sui giganti del web per riequilibrare la concorrenza, la Germania ha investito nel supporto tecnologico ai negozi e il Regno Unito ha ridotto le imposte sugli esercizi commerciali per abbattere i costi di gestione. Nel nostro Paese, invece, non si è fatto nulla di tutto questo, con il risultato che le chiusure aumentano e i centri urbani si svuotano. Senza una strategia nazionale che includa sgravi fiscali, incentivi per la digitalizzazione e una regolamentazione più equa per l’e-commerce, il commercio locale sarà destinato a scomparire, con conseguenze gravissime sul PIL, sull’occupazione e sulla qualità della vita nelle nostre città.”

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