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Rossi (Inperoso Tours): “Caro Presidente Conte, lo sa che il turismo organizzato è stato dimenticato?”

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Crescenzo Rossi di Inperoso Tours, agenzia di viaggi a Caivano, ha scritto una lettera al Presidente Conte per parlare del Turismo:

Caro Presidente Conte, lo sa che il turismo organizzato è stato dimenticato?

Gentile Presidente,

Le scrivo in un momento dove l’emergenza causa “Covid19” ha riportato al centro dell’attenzione l’individuo, il cittadino ed i suoi bisogni essenziali. 

Sono un imprenditore campano. Come tante altre imprese, anche la mia è stata travolta in pochi giorni dall’espandersi dell’epidemia e dalle misure adottate dal suo governo. Ho rispettato, all’inizio con qualche scetticismo, poi con convinzione, le sue necessarie indicazioni.

L’11 marzo ho chiuso, dopo 20 anni e per la prima volta, la mia impresa. In un istante tutto il lavoro fatto fino a quella data si è azzerato, i sacrifici compiuti da tutto il mio staff sono stati annientati e ho dovuto mandare a casa – non lo nego – con dolore, i miei collaboratori. 

Ho trascorso tutta la quarantena al telefono, a gestire le disdette e le richieste di rimborso che sono piovute copiose come grandine. 

Ho provato un grande senso di vuoto e soprattutto di profonda solitudine. Presidente, Lei ha preso delle decisioni importanti, si è assunto delle responsabilità, ha affermato di aver scelto “la via della verità e della trasparenza”, che è la via che prediligo anche io. Mi ha risuonato nella mente in questi giorni una frase più volte ripetuta: “Nessuna impresa chiuderà, nessuno perderà il lavoro”.

Mi spiace, Presidente, questa non è la verità, non è trasparenza. Lei sa, come me, che probabilmente molte imprese, soprattutto le piccole, non riapriranno e che molti lavoratori, terminati gli ammortizzatori sociali, perderanno il loro posto di lavoro.

Lei sa che il virus economico in un mondo totalmente interconnesso è molto più capillare di quello fisico e che ne saremo tutti, chi più chi meno, contagiati e che espanderà i suoi effetti ben oltre la fine dell’emergenza sanitaria, della cui conclusione non abbiamo certezza, come non abbiamo certezza dell’assenza di un suo possibile ritorno.

Lei sa che il turismo organizzato non è stato mai menzionato? Non è mai stato preso seriamente in considerazione.

Si è parlato di compagnie aeree, di hotel, di ristoranti, ma c’è un mondo silenzioso di oltre 11mila piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare, che in silenzio per decenni hanno affrontato da sole carenza di domande dovute a emergenze come: il terrorismo, la Sars, la crisi del 2008, l’11 settembre. Da sole ed in silenzio hanno affrontato e combattuto tutte quelle criticità con la sola forza della passione. Anche questa volta queste aziende sono state dimenticate.

Sì, Presidente, siamo stati dimenticati.

È pur vero che ci siamo abituati, che operiamo ogni giorno silenti in un contesto molto simile ad un percorso ad ostacoli, fatto di burocrazia, di tassazioni insostenibili, di adempimenti e controlli continui, portando avanti, nonostante ciò, i valori di operosità, ingegno, talento e innovazione che ci caratterizzano. 

Siamo piccole imprese turistiche e dei servizi, siamo il famoso made in Italy, di cui spesso ci si riempie la bocca, quelle imprese turistiche che consentono ogni anno attraverso la creazione di pacchetti speciali per portare in Italia turisti da ogni parte del mondo.

Dietro a tutto ciò ci sono persone che rinnovano ogni giorno una scelta di vita, una passione, orari di lavoro estenuanti, come quelli che suscitano oggi l’ammirazione nei confronti di medici e infermieri. Ogni azienda turistica si è specializzata in un ramo: dal Business travel, all’incoming, al turismo scolastico e l’outgoing.

Mettiamo tutti i servizi della filiera turistica, creiamo ogni giorno occupazione e ricchezza, quella ricchezza con cui, tra le altre cose, si finanzia anche la sanità pubblica.

Per capire bene chi siamo, provi ad immaginare in una pasticceria che ha a disposizione tutti gli ingredienti: la farina, le uova, il forno etc. etc, ma manca ‘l’ingrediente’ principale: il Pasticciere.

Lei non sa che non sono i guadagni spesso a motivarci, perché se facessimo i conti avremmo in molti chiuso da un pezzo. 

L’amore e la totale identificazione con le nostre imprese sono il nostro DNA. Siamo un patrimonio tanto importante quanto scontato, trascurato, come lo sono purtroppo altri patrimoni inestimabili del nostro Paese.

Lei sa che ad oggi le nostre imprese turistiche che fanno Outgoing e che riapriranno secondo le disposizioni della ‘Fase2’, non hanno nulla da vendere? 

Oggi non sappiamo se gli hotel apriranno; le linee guida tardano ad arrivare, e molte strutture ricettive per un calo di domanda e per le restrizioni richieste non sono nella condizione di poter aprire. 

Negli altri Paesi purtroppo l’emergenza è ancora in atto e sicuramente non ci saranno le condizioni sanitare per aprire destinazioni estere. Queste aziende come potranno sopravvivere senza produrre?

Lei sa che ad oggi le imprese turistiche che fanno turismo scolastico, hanno subito una sospensione da parte dello Stato fino al 31/08/2020 dell’attività? Non entro nel merito della scelta, non sta a me giudicarla, ma vorrei evidenziare che una categoria di impresa turistica per 6 mesi non potrà svolgere la sua attività.

Abbiamo fatto un atto di fiducia, siamo passati dalle parole ai fatti, abbiamo chiuso le nostre aziende, ora Lei deve fare la sua parte. 

Non si può solo togliere, si deve anche dare in forma equivalente, non si possono prendere decisioni devastanti e delegarne ad altri il peso. Non c’è più tempo per parlare, bisogna agire. E’ vero che sarà la storia a giudicarla, a me interessa la sua azione qui ed ora. Bisogna essere non solo veloci, ma anche seri ed efficaci.

Non vogliamo assistenzialismo che aiuta ma non crea ricchezza, vogliamo essere riconosciuti ed ascoltati, abbiamo paura di sognare, ma non di rimboccarci le maniche, siamo consapevoli che questa emergenza, nella drammaticità che la caratterizza, è una grande occasione per riprendere coraggio e orgoglio.

Vogliamo abbandonare il senso di disagio, di sfiducia, di rassegnazione che non è nel nostro dna di cittadini e imprenditori che oggi si ripercuote su noi e sulle nostre imprese.

Oggi Le posso dire che non sento la presenza dello Stato. Si è totalmente dimenticato di noi.

Siamo consapevoli che il nostro lavoro non è compatibile con la pandemia, ma le nostre aziende hanno in passato dato contributi notevoli alla nazione, oggi il Turismo è al collasso. 

Lo sdegno ha ormai superato lo sconforto perché SI TRATTA DI UNA MORTE ANNUNCIATA. E tutto ciò mentre vengono varate ennesime misure a sostegno di altre aziende che da anni prosciugano le casse dello Stato a spese dei cittadini.

E’ arrivato il momento di venire dalla nostra parte. C’è bisogno di regole e tempi certi per programmare la ripresa per il nostro settore, di un piano a lungo termine per provare a rimanere ‘vivi’.

Solo così ’andra tutto bene’. Solo così non seguiranno ancora una volta al dolore la disillusione e la rabbia.  

Il mio sogno è quello di poter, in campo con il mio team, continuare a regalare emozioni ai nostri clienti.

Siamo fermi, ma mai domi, stiamo solo riscaldando i motori!“.

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A Napoli la celebrazione in memoria dei caduti di tutte le guerre

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Nella solennità di San Francesco di Paola, patrono della “Gente di Mare”, nella omonima Basilica Pontificia di Napoli, in piazza del Plebiscito, a Napoli, si è tenuta la celebrazione in memoria dei caduti di tutte le guerre, di terra, di cielo e del mare.

Numerosa la partecipazione di autorità civili e militari, tra cui il Viceprefetto di Napoli, Dario Annunziata, dell’Ammiraglio Ispettore della Marina Militare Pierpaolo Budri, del presidente dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia di Napoli Antonio Varriale.

È stata deposta una corona in memoria dei caduti a cura dell’Anmi, mentre il Presidente della Delegazione Provinciale dell’Oncsc Alfredo Migliaccio ha ribadito lo spirito di cooperazione tra le componenti associative d’arma, che rendono viva la memoria di chi ha combattuto per garantire la nostra stessa esistenza.

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Effetto dazi sulle Borse mondiali: “rischio di recessione per l’economia mondiale”

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I dazi di Trump “liberano l’America” ma fanno crollare i mercati, da Parigi (-3%) a Wall Street (-2,76%), con il Nasdaq in calo di oltre il 4%.

Milano lascia sul campo il 2,8%. Francoforte il 2%, Londra l’1,43%, favorita da tariffe più leggere rispetto agli altri Paesi, e Madrid l’1,23%. Il crollo del greggio (Wti -7% a 66,67 dollari al barile) e le tariffe commerciali sull’acciaio frenano Tenaris (-8,22%), Saipem (-6,86%), Prysmian (-5,08%), Antofagasta (-7,25%) e Anglo American (-6,44%).

“Le prospettive per l’export e l’impatto diretto e indiretto dei dazi sono un grosso motivo di preoccupazione“. Lo si legge nel resoconto (minute) della riunione della Bce del 5 e 6 marzo, che dà conto anche dei dubbi dei Governatori sul segnale da dare sui tassi d’interesse: i membri del Consiglio direttivo giudicavano “importante” che la comunicazione non dia un segnale in alcuna direzione in vista del meeting di aprile, “tenendo sul tavolo sia un taglio dei tassi che una pausa, in funzione dei dati in arrivo”.


(fonte: Ansa)

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Commercio, sempre più negozi cittadini e centri commericali chiudono con ricadute sull’occupazione

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Sempre più negozi cittadini chiudono con ricadute sull’occupazione.
Se ne apre uno, abbassano la serranda tre, secondo un noto sindacale nazionale di settore.
La crisi è stata acuita ultimamente dalle vendite on-line con consegna a domicilio, di questo passo si rischia che i centri urbani, senza più esercenti, diventino città-dormitori, più brutte, deserte e anche più pericolose.

“Assolutamente sì, è indispensabile un intervento dall’alto per fermare questa deriva che sta arricchendo sempre gli stessi colossi globali e impoverendo le economie locali. In Italia, il commercio fisico è stato lasciato senza strumenti per competere – dice Gaetano Graziano, Vicepresidente dell’associazione dei direttori dei centri commercialiAltri Paesi – continua – hanno capito il rischio e hanno agito: la Francia ha imposto una tassazione sui giganti del web per riequilibrare la concorrenza, la Germania ha investito nel supporto tecnologico ai negozi e il Regno Unito ha ridotto le imposte sugli esercizi commerciali per abbattere i costi di gestione. Nel nostro Paese, invece, non si è fatto nulla di tutto questo, con il risultato che le chiusure aumentano e i centri urbani si svuotano. Senza una strategia nazionale che includa sgravi fiscali, incentivi per la digitalizzazione e una regolamentazione più equa per l’e-commerce, il commercio locale sarà destinato a scomparire, con conseguenze gravissime sul PIL, sull’occupazione e sulla qualità della vita nelle nostre città.”

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