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Le origini oscure della mafia nigeriana. Dai “secrets cults” alla tratta degli esseri umani

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La mafia nigeriana è una realtà consolidata ed organica in Italia e soprattutto in Campania. Da microfenomeno delinquenziale a potente consorteria criminale. Che opera in totale collaborazione coi clan camorristici. Violenza inaudita, magia nera e narcotraffico sono solo alcuni elementi che abbiamo descritto negli ultimi mesi e che compongono strutturalmente le cosche. Ma qual è il loro passato? Da dove arrivano e come si sono evolute? Stando all’ultima relazione semestrale della Dia le organizzazioni criminali nigeriane traggono la loro origine da una vera e propria degenerazione delle confraternite (cults), fondate, sul modello americano, nelle Università della regione del Delta del Niger, fin dagli anni ’50 dello scorso secolo, con lo scopo di diffondere messaggi di pace e di rispetto, condannando qualsiasi azione e forma di razzismo e di apartheid. In tempi molto brevi, tuttavia, le confraternite si evolvevano in organizzazioni criminali espandendosi anche fuori i confini delle stesse Università. La prima confraternita censita fu quella che prese il nome di PYRATES, che a seguito di una scissione diede vita, negli anni ’70, a due gruppi distinti i SEA DOGS e i BUCCANEERS. Successivamente tali gruppi diedero vita al NEO BLACK MOVIMENT OF AFRICA trasformatosi poi in un altro che, ben presto, divenne egemone all’interno dell’Università di Benin City (Stato di Edo), dal nome di BLACK AXE CONFRATERNITY. Anche questi ultimi, poi, vennero interessati da una scissione interna, da cui prese origine la EIYE CONFRATERNITY.

Negli anni ‘80 le confraternite si diffusero nelle Università nigeriane e, nel 1984, un ex-membro della confraternita dei BUCCANEERS fondò la SUPREME VIKINGS CONFRATERNITY (conosciuta come ADVENTURERS o DE NORSEMEN CLUB OF NIGERIA). Nel 1999, con l’avvento della democrazia, la Nigeria fu colpita da lotte interne tra i vari partiti politici, ognuno dei quali, pur di affermarsi in occasione delle tornate elettorali coinvolse anche le confraternite universitarie, non solo per ottenere consensi ma utilizzandone i componenti come guardie del corpo, spesso integrate nelle Forze di Polizia locali. Con il passare del tempo le confraternite uscirono dal mondo universitario acquisendo sempre maggior forza e potere imponendo le proprie regole anche con l’uso della violenza, riuscendo, in breve tempo, anche ad infiltrare il mondo economico, politico e sociale del Paese. Tale espansione, e soprattutto i metodi violenti usati, indussero il legislatore nigeriano a vietare la costituzione di simili associazioni. Infatti, grazie anche alle pressioni internazionali, nel 2001 il Governo Federale della Nigeria ha emanato il Secret cult and Secret Society Prohibition Bill 1405 che ha introdotto il “reato costituzionale” di creazione o partecipazione a qualsiasi attività dei secret cults. Ciò nonostante, ancora oggi in Nigeria i cult e le confraternite sono molto presenti e ben radicate. Acquisita ormai una vera e propria connotazione criminale, i cult hanno dimostrato sin da subito la capacità di fare affari con altre consorterie al di fuori della Nigeria, espandendosi all’estero, in quasi tutti i Paesi europei, in Italia, nel Nord e nel Sud America, in Giappone e in Sud Africa.

In considerazione della spiccata vocazione transnazionale delle organizzazioni criminali nigeriane, l’Italia, anche per la posizione strategica che riveste nel bacino del Mediterraneo, è ovviamente interessata dalle attività illecite stanziali o di transito nei settori illeciti nei quali risulta coinvolta tale organizzazione criminale. Permeata da uno spiccato associazionismo, in cui interagiscono diversificati centri di interesse, la criminalità nigeriana si è sviluppata al di fuori della madrepatria, sfruttando i flussi migratori. La documentazione giudiziaria ed informativa degli ultimi anni evidenzia gli ampi margini di operatività dei sodalizi nigeriani attivi in Italia, dal traffico internazionale e lo spaccio al minuto di sostanze stupefacenti alle estorsioni soprattutto in danno di cittadini africani gestori di attività commerciali, all’induzione ed allo sfruttamento della prostituzione, al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, alla falsificazione di documenti, alla contraffazione monetaria, alla tratta di esseri umani e riduzione in schiavitù, alle truffe e frodi informatiche, ai reati contro la persona e contro il patrimonio. Le modalità di azione criminale, i collegamenti transnazionali, il vincolo omertoso che caratterizza gli associati e il timore infuso nelle vittime, hanno peraltro fatto luce, nel tempo, su un agire sotto molti versi simile alle metodiche mafiose. Tutti questi gruppi sono, infatti, organizzati in maniera verticistica al cui interno ognuno riveste il proprio ruolo. L’accesso al gruppo, gestito e disciplinato dai vertici, prevede un vero e proprio rito di affiliazione e l’obbligo alla partecipazione (mediante il pagamento di una sorta di “tassa di iscrizione”), al finanziamento della confraternita chiamata a provvedere, come tutte le organizzazioni criminali di spessore, al sostentamento delle famiglie degli affiliati detenuti, secondo un vincolo di assistenza previdenziale Costituiscono un fattore di coesione molto elevato le ritualità magiche e fideistiche, che, unite al vincolo etnico e alla forte influenza nella gestione da parte delle lobby in madrepatria, produce una forma di assoggettamento
psicologico molto forte.

È sempre presente il ricorso alla violenza per assicurare la tenuta associativa, strumentale allo scoraggiamento di eventuali spinte centrifughe di coloro che ricercassero posizioni autonomiste o che non volessero più far parte dell’organizzazione. L’uso della violenza fisica è la principale forma di punizione per le violazioni delle regole interne: non a caso un ruolo importante, come si vedrà dalle indagini di seguito illustrate, viene rivestito, nel cult EIYE, dalle figure dell’EAGLE (“aquila”, capo dei picchiatori), nei BLACK AXE, dai BUTCHERS o SLUGGERS. La violenza è generalmente indirizzata verso connazionali – di solito donne costrette all’esercizio della prostituzione e uomini restii a farsi affiliare o adepti non ottemperanti alle regole interne che difficilmente ricorrono alla giustizia, anche perché quasi mai riescono a percepirsi come vittime di reato.

Tra le organizzazioni criminali nigeriane operanti in Italia è emerso, negli anni, un violento contrasto tra gruppi più strutturati, operanti all’interno di sistemi impermeabili e autoreferenziali, rispetto ad altri improntati su modelli di tipo banditesco, rendendo talvolta di difficile interpretazione anche taluni episodi di violenza registrati nelle strade delle nostre città. Ovviamente esiste un legame tra il fenomeno migratorio irregolare, la tratta di persone e lo sfruttamento sessuale. In tale ambito l’organizzazione criminale controlla l’attività delittuosa in tutte le sue fasi, dal reclutamento fino all’invio delle donne nei Paesi al di fuori del territorio africano e alla messa su strada. Un processo criminale attuato attraverso modalità e fasi ben precise. L’immigrazione irregolare si è rivelata, pertanto, un’occasione propizia per il compimento di gravissimi reati come la tratta di persone prevalentemente a scopo di sfruttamento sessuale, commessa nella maggior parte dei casi in danno di ragazze in giovanissima età.

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A Napoli la celebrazione in memoria dei caduti di tutte le guerre

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Nella solennità di San Francesco di Paola, patrono della “Gente di Mare”, nella omonima Basilica Pontificia di Napoli, in piazza del Plebiscito, a Napoli, si è tenuta la celebrazione in memoria dei caduti di tutte le guerre, di terra, di cielo e del mare.

Numerosa la partecipazione di autorità civili e militari, tra cui il Viceprefetto di Napoli, Dario Annunziata, dell’Ammiraglio Ispettore della Marina Militare Pierpaolo Budri, del presidente dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia di Napoli Antonio Varriale.

È stata deposta una corona in memoria dei caduti a cura dell’Anmi, mentre il Presidente della Delegazione Provinciale dell’Oncsc Alfredo Migliaccio ha ribadito lo spirito di cooperazione tra le componenti associative d’arma, che rendono viva la memoria di chi ha combattuto per garantire la nostra stessa esistenza.

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Effetto dazi sulle Borse mondiali: “rischio di recessione per l’economia mondiale”

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I dazi di Trump “liberano l’America” ma fanno crollare i mercati, da Parigi (-3%) a Wall Street (-2,76%), con il Nasdaq in calo di oltre il 4%.

Milano lascia sul campo il 2,8%. Francoforte il 2%, Londra l’1,43%, favorita da tariffe più leggere rispetto agli altri Paesi, e Madrid l’1,23%. Il crollo del greggio (Wti -7% a 66,67 dollari al barile) e le tariffe commerciali sull’acciaio frenano Tenaris (-8,22%), Saipem (-6,86%), Prysmian (-5,08%), Antofagasta (-7,25%) e Anglo American (-6,44%).

“Le prospettive per l’export e l’impatto diretto e indiretto dei dazi sono un grosso motivo di preoccupazione“. Lo si legge nel resoconto (minute) della riunione della Bce del 5 e 6 marzo, che dà conto anche dei dubbi dei Governatori sul segnale da dare sui tassi d’interesse: i membri del Consiglio direttivo giudicavano “importante” che la comunicazione non dia un segnale in alcuna direzione in vista del meeting di aprile, “tenendo sul tavolo sia un taglio dei tassi che una pausa, in funzione dei dati in arrivo”.


(fonte: Ansa)

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Commercio, sempre più negozi cittadini e centri commericali chiudono con ricadute sull’occupazione

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Sempre più negozi cittadini chiudono con ricadute sull’occupazione.
Se ne apre uno, abbassano la serranda tre, secondo un noto sindacale nazionale di settore.
La crisi è stata acuita ultimamente dalle vendite on-line con consegna a domicilio, di questo passo si rischia che i centri urbani, senza più esercenti, diventino città-dormitori, più brutte, deserte e anche più pericolose.

“Assolutamente sì, è indispensabile un intervento dall’alto per fermare questa deriva che sta arricchendo sempre gli stessi colossi globali e impoverendo le economie locali. In Italia, il commercio fisico è stato lasciato senza strumenti per competere – dice Gaetano Graziano, Vicepresidente dell’associazione dei direttori dei centri commercialiAltri Paesi – continua – hanno capito il rischio e hanno agito: la Francia ha imposto una tassazione sui giganti del web per riequilibrare la concorrenza, la Germania ha investito nel supporto tecnologico ai negozi e il Regno Unito ha ridotto le imposte sugli esercizi commerciali per abbattere i costi di gestione. Nel nostro Paese, invece, non si è fatto nulla di tutto questo, con il risultato che le chiusure aumentano e i centri urbani si svuotano. Senza una strategia nazionale che includa sgravi fiscali, incentivi per la digitalizzazione e una regolamentazione più equa per l’e-commerce, il commercio locale sarà destinato a scomparire, con conseguenze gravissime sul PIL, sull’occupazione e sulla qualità della vita nelle nostre città.”

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