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POLITICA

Tempi diversi, stessi sentimenti

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Gli anni sono cambiati e con essi anche le giovani generazioni, o almeno così vogliono farci credere. I giovani sono pur sempre giovani, qualunque siano gli anni in cui sono nati e vissuti ed è questo il motivo principale che mi spinge a credere che non sono solo i ragazzi della mia generazione a sentirsi a disagio e disadattati nei confronti della società e di tutto ciò che li circonda, ma questo sentimento persiste da sempre nell’animo dell’adolescente.

Diffidate dai vostri genitori che dicono frasi del tipo “io alla tua età non mi comportavo così” o “la nuova generazione sta cadendo a pezzi” o simili perché sono tutte bugie, non ammettono ciò che sono stati e non fanno vivere bene neanche voi, in quanto vi sentite sbagliati e inferiori, come se non bastasse la società a farci sentire tali…

Un ragazzo vuole semplicemente essere capito e cercare rifugio nell’abbraccio di un genitore ma poche volte accade poiché​ lo vediamo, o meglio si fa vedere come un nemico. Per questo quasi mai si ha il coraggio di ammettere le proprie paure o i propri sbagli in famiglia perché è facile si venga giudicati. E allora ci rifugiamo in noi stessi, cercando di superare le nostre paranoie da soli, provando a diventare grandi, tentando di ignorare tutto ciò che ci fa star male ma, ahimè, non è questo il metodo giusto.

Un adolescente dovrebbe vedere i genitori sempre coloro pronti a sorreggerlo e ad accarezzarlo, come da bambini, ma non tutti riescono a mettersi nei panni del ragazzo cercando di riflettere sulle sue difficoltà. Credo che i problemi che si definiscono “dell’adolescente” siano gli stessi dell’adulto. Crescendo si riflette sempre di più ma si impara a sopprimere e reprimere ciò che si pensa e, secondo i luoghi comuni, è questo che ti rende adulto. Sei adulto se non piangi, se non ti lamenti, se non soffri, se…non vivi. Se diventare adulti significa questo, resterò per sempre “bambino”.

POLITICA

Ddl Sicurezza, protesta alla Federico II di Napoli

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No al Ddl paura. Cosi è stato ribattezzato il decreto sicurezza 1660 dagli studenti napoletani che lo hanno anche scritto su uno striscione esposto alla facoltà di lettere della Federico II.

Oltre allo striscione gli studenti hanno anche affisso numerose locandine con la scritta «I servizi segreti ci stanno spiando» con il disegno stilizzato dell’ occhio del Grande fratello di Orwell.

Questa iniziativa – hanno spiegato i promotori della protesta – è stata organizzata dalla rete A pieno regime – no Ddl Sicurezza in previsione della mobilitazione per il 15 e 16 aprile, giorni in cui probabilmente il 1660, il Decreto paura, verrà votato».


(fonte: ilmattino.it)

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Attualità

Commercio, sempre più negozi cittadini e centri commericali chiudono con ricadute sull’occupazione

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Sempre più negozi cittadini chiudono con ricadute sull’occupazione.
Se ne apre uno, abbassano la serranda tre, secondo un noto sindacale nazionale di settore.
La crisi è stata acuita ultimamente dalle vendite on-line con consegna a domicilio, di questo passo si rischia che i centri urbani, senza più esercenti, diventino città-dormitori, più brutte, deserte e anche più pericolose.

“Assolutamente sì, è indispensabile un intervento dall’alto per fermare questa deriva che sta arricchendo sempre gli stessi colossi globali e impoverendo le economie locali. In Italia, il commercio fisico è stato lasciato senza strumenti per competere – dice Gaetano Graziano, Vicepresidente dell’associazione dei direttori dei centri commercialiAltri Paesi – continua – hanno capito il rischio e hanno agito: la Francia ha imposto una tassazione sui giganti del web per riequilibrare la concorrenza, la Germania ha investito nel supporto tecnologico ai negozi e il Regno Unito ha ridotto le imposte sugli esercizi commerciali per abbattere i costi di gestione. Nel nostro Paese, invece, non si è fatto nulla di tutto questo, con il risultato che le chiusure aumentano e i centri urbani si svuotano. Senza una strategia nazionale che includa sgravi fiscali, incentivi per la digitalizzazione e una regolamentazione più equa per l’e-commerce, il commercio locale sarà destinato a scomparire, con conseguenze gravissime sul PIL, sull’occupazione e sulla qualità della vita nelle nostre città.”

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Politica

Il piano dell’Unione Europea per preparare i cittadini a un’eventuale guerra

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Un kit di sopravvivenza con acqua, cibo, medicine e batterie. Per resistere tre giorni. In caso di guerra, disastri naturali o altri stati di crisi. La Commissione Europea lo ha presentato nella mattinata di ieri 26 marzo a Bruxelles.

Uno dei punti che impatta maggiormente sulla percezione dei cittadini è sicuramente quello che riguarda la preparazione di una borsa contenente tutto il necessario per essere autosufficienti per 72 ore, ritenute le più critiche per la sopravvivenza in caso di conflitto armato o altra crisi.

A spiegarlo in un’intervista all’Afp è la Commissaria europea per la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib: “Sosterremo gli Stati membri nella preparazione di quello che viene chiamato un kit di resilienza, in modo che tutti i cittadini siano pronti a resistere e a essere strategicamente autonomi per almeno 72 ore”. 

I prodotti ritenuti indispensabili sono una decina, tra cui acqua, cibo e medicinali di base, torcia elettrica, fiammiferi, power bank e documenti in una custodia impermeabile.

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