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LA LETTERA SCARTATA

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Ne è passata di acqua sotto i ponti, da quel lontano 19 luglio 2015. Il richiamo alle semplici regole del Movimento appariva quasi scontato, quantomeno doveroso dopo i ripetuti successi elettorali, che inevitabilmente avevano messo alla luce una serie di criticità  nella struttura stessa della miriade di meetup, che nell’immaginario collettivo avevano costituito la solida ossatura del Movimento, ma che iniziavano a suscitare più di un appetito tra i soliti opportunisti a caccia di poltrone. Ci saremmo aspettati, quindi, un’applicazione certosina delle semplici raccomandazioni contenute in quella lettera, ma così non è stato. O almeno non per tutti.  Si è assistito, nel tempo, ad una triste competizione tra gruppi alla ricerca spasmodica della sponsorizzazione da parte del portavoce, riportando alla mente l’abitudine, tutta nostrana, di scegliere il “padrino” più adatto, o magari più influente, per suggellare una sorta di inscindibile “cognatio spiritualis”. Decine di pagine e gruppi continuano, a distanza di quasi due anni, ad utilizzare imperterriti logo, stelle, colori e sigle, con la benedizione (o semplice distrazione?) di portavoce e sedicenti “movimentisti” (termine del quale non è ben chiaro il significato), che aggiungono like e faccine a iosa nei post dei gruppi di loro gradimento , con buona pace del messaggio di Fico e Di Battista trasformato di volta in volta in vessillo, alla bisogna ed a seconda dei casi. E così gli interventi dei distratti portavoce e sedicenti fioccano, in alcuni casi isolati e soltanto in quelli, in gruppi o pagine rei delle medesime violazioni, con vigorosi richiami all’ordine e richieste di immediata smentita, vere e proprie levate di scudi, con il magro  risultato di finire per mettere i puntini sulle vocali sbagliate. Casi identici, reazioni diverse: una doppia velocità totalmente ingiustificata ed incomprensibile ai più, che richiede tuttavia se non un serio approfondimento, quantomeno una riflessione. Le regole sono uguali per tutti, anche quando uno pensa di valere dieci o cento.

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A Napoli la celebrazione in memoria dei caduti di tutte le guerre

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Nella solennità di San Francesco di Paola, patrono della “Gente di Mare”, nella omonima Basilica Pontificia di Napoli, in piazza del Plebiscito, a Napoli, si è tenuta la celebrazione in memoria dei caduti di tutte le guerre, di terra, di cielo e del mare.

Numerosa la partecipazione di autorità civili e militari, tra cui il Viceprefetto di Napoli, Dario Annunziata, dell’Ammiraglio Ispettore della Marina Militare Pierpaolo Budri, del presidente dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia di Napoli Antonio Varriale.

È stata deposta una corona in memoria dei caduti a cura dell’Anmi, mentre il Presidente della Delegazione Provinciale dell’Oncsc Alfredo Migliaccio ha ribadito lo spirito di cooperazione tra le componenti associative d’arma, che rendono viva la memoria di chi ha combattuto per garantire la nostra stessa esistenza.

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Effetto dazi sulle Borse mondiali: “rischio di recessione per l’economia mondiale”

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I dazi di Trump “liberano l’America” ma fanno crollare i mercati, da Parigi (-3%) a Wall Street (-2,76%), con il Nasdaq in calo di oltre il 4%.

Milano lascia sul campo il 2,8%. Francoforte il 2%, Londra l’1,43%, favorita da tariffe più leggere rispetto agli altri Paesi, e Madrid l’1,23%. Il crollo del greggio (Wti -7% a 66,67 dollari al barile) e le tariffe commerciali sull’acciaio frenano Tenaris (-8,22%), Saipem (-6,86%), Prysmian (-5,08%), Antofagasta (-7,25%) e Anglo American (-6,44%).

“Le prospettive per l’export e l’impatto diretto e indiretto dei dazi sono un grosso motivo di preoccupazione“. Lo si legge nel resoconto (minute) della riunione della Bce del 5 e 6 marzo, che dà conto anche dei dubbi dei Governatori sul segnale da dare sui tassi d’interesse: i membri del Consiglio direttivo giudicavano “importante” che la comunicazione non dia un segnale in alcuna direzione in vista del meeting di aprile, “tenendo sul tavolo sia un taglio dei tassi che una pausa, in funzione dei dati in arrivo”.


(fonte: Ansa)

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Commercio, sempre più negozi cittadini e centri commericali chiudono con ricadute sull’occupazione

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Sempre più negozi cittadini chiudono con ricadute sull’occupazione.
Se ne apre uno, abbassano la serranda tre, secondo un noto sindacale nazionale di settore.
La crisi è stata acuita ultimamente dalle vendite on-line con consegna a domicilio, di questo passo si rischia che i centri urbani, senza più esercenti, diventino città-dormitori, più brutte, deserte e anche più pericolose.

“Assolutamente sì, è indispensabile un intervento dall’alto per fermare questa deriva che sta arricchendo sempre gli stessi colossi globali e impoverendo le economie locali. In Italia, il commercio fisico è stato lasciato senza strumenti per competere – dice Gaetano Graziano, Vicepresidente dell’associazione dei direttori dei centri commercialiAltri Paesi – continua – hanno capito il rischio e hanno agito: la Francia ha imposto una tassazione sui giganti del web per riequilibrare la concorrenza, la Germania ha investito nel supporto tecnologico ai negozi e il Regno Unito ha ridotto le imposte sugli esercizi commerciali per abbattere i costi di gestione. Nel nostro Paese, invece, non si è fatto nulla di tutto questo, con il risultato che le chiusure aumentano e i centri urbani si svuotano. Senza una strategia nazionale che includa sgravi fiscali, incentivi per la digitalizzazione e una regolamentazione più equa per l’e-commerce, il commercio locale sarà destinato a scomparire, con conseguenze gravissime sul PIL, sull’occupazione e sulla qualità della vita nelle nostre città.”

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